… “e ora fammi il drago!!”

2010 febbraio 9
di notturno62

E’ come questa ora appena trascorsa, passata sotto il piumone perchè senti la febbre salire. Quel brivido riconoscibile lungo il corpo e gli occhi lievemente lucidi come quando hai pianto piano e il freddo che senti ti costringe a nascondere un po’ di più le mani nelle maniche del maglione come se non lo facessi già abbastanza di tuo. Come non fosse già un modo tutto tuo di tenere le distanze. Io tengo quasi sempre le distanze e mi piacerebbe poter dire che c’è stato un tempo in cui le cose non erano così ma se è vero non lo ricordo sul serio. Ho dimenticato. Alcune cose le ho annullate, cancellate. Dicono che sia per sopravvivere che si dimentica e alcuni pare creino passati paralleli per ridere un giorno in più. Io ricordo alcune cose che non vorrei quindi è probabile che questo gioco con me non funzioni. Alcune cose belle però le ho smarrite e me ne rendo conto nei giorni in cui tornano come improvvise, come da vita altra, mentre vado per la via e un profumo mi travolge e mi costringe a fermarmi e voltarmi. Mi fermo e tengo il peso del ricordo. A volte mi strappa un sorriso e altre mi costringe a chiedermi come abbia fatto a dimenticare per così tanto tempo. Sono le volte in cui nel riprender il passo accelero. Fuggo dai ricordi rimossi perchè io indietro fatico a tornare. E’ che quelli come me vivono pensando che sia tardi.

http://www.youtube.com/watch?v=l56E09RGNDQ

E’ che quando sento la febbre salire mi capita di guardare indietro, a quando la febbre mi concedeva il lusso di poter mangiare stando a letto, cosa proibita in casa dei miei, e allora tutto mi sembrava come una piccola festa, nonostante stessi male, nonostante barcollassi per la temperatura alta. Ricordo le piccole ombre cinesi che creava mio padre sul muro per farmi divertire un po’ e io dicevo ora fai il drago!! e lui rideva come a dire…seh bella mia!mo non esageriamo! e mi accontentavo di un coniglietto o di un cane, poi arrivava mia sorella che voleva le farfalle e mio padre ci guardava affranto, splendido quarantenne, l’avessi capito allora che eri così giovane e fallibile, t’avessi capito allora e finiva quasi sempre con me che facevo le corna che si stagliavano belle chiare sul muro laterale, mio padre mi rimproverava e sentivi mia madre che dalla cucina, indipendentemente da quello che io stessi facendo, urlava: a scuola glielo insegnano!!! come se questo potesse risolvere il problema (che fai mi ritiri???). Le mamme hanno il potere di vedere oltre i muri,  sanno sempre quello che fai ed è incredibile; le mamme dicono sempre che le brutte cose i figli le imparano a scuola e il più delle volte è anche vero dato che a quell’età non è che vai in sala giochi o a farti delle birre con gli amici!! E’ che io devo sempre rovinare tutto, ma in senso buono eh! E’ che fatico a star in una scena da mulino bianco per troppo tempo. Ho paura che finisca e allora per non subir quel dolore vi metto fine io. Faccio una cazzata, dico una minchiata delle mie, sciolgo la tensione da soap opera e lascio che la gente si faccia una sana risata. Scivolo di lato. Io scivolo sempre di lato. Di lato dal dolore e anche un po’ dall’amore se la dolcezza è troppo forte e mi imbarazza il peso che ha. E’ che io mi imbarazzo più facilmente di quanto si creda. I complimenti mi uccidono, sempre, mi paralizzano e non so mai che dire dopo, come quando scarti un regalo e tutti ti guardano e tu sai bene che qualunque faccia farai sarà sbagliata e allora di regali non ne vorresti proprio perchè nessuno ti dice mai ok tu scarta, io mi volto! Perchè lì sì che rideresti; io, insomma, riderei ma io faccio poco testo perchè trovo divertenti cose che spesso la gente non vede e capita anche il contrario cioè che io non veda quello che altri vedono o che mi soffermi su un particolare altro così se un’amica mi dice che tizio è passato a prenderla con una macchina grande così io mi soffermo sul fatto che lui sia passato a prenderla e già mi sembra un miracolo.

La gente mi trova divertente e divertente a volte mi ci trovo anch’ io, certo, nei giorni che non ho sprecato a non sopportarmi, quelli in cui non mi soffermo sulle famose storture, quelli in cui non butto via o non taglio i capelli. Credo di trovar divertente la vita più di quanto lei stessa voglia e che sia un po’ per questo che a volte me la fa pagare. La vita odia essere fregata a carte e odia chi le mette uno sgambetto, chi dribbla per non esser sopraffatto e chi sorride un giorno in più nonostante tutto, così quando lei mi fa sapere che le ossa che ho son fragili e rischio di romperle io, se qualcuno dei miei amici mi urta per sbaglio dico minchiate del tipo “hanno sbriciolato kenny bastardi!!”. E’ che non ce la faccio proprio a mortificarmi per troppo tempo di seguito e amo i miei amici quando li vedo ridere di cuore perchè quando qualcuno ride di cuore gli si illumina quasi il viso, vedi quelle lacrime negli occhi che anche la gioia sa dare e sono meravigliose, così dolce il suono quasi come quello di un abbraccio. E’ che quando la vita ti frega ti svela anche il trucco, è più forte di lei e se hai imparato che anche dalla penombra, anche sul muro di una stanza puoi creare un mondo altro giocando con poca luce allora hai anche già capito che nella realtà c’è quello che vuoi vedere tu, se solo glielo permetti.

Welcome to the Hotel California…such a lovely place, such a lovely place!(e allora parliamone visto che me lo si chiede)

2010 febbraio 8

http://www.youtube.com/watch?v=En4Cit7Lrqc

L’ultima volta che ho dato i numeri era il 1998 e non sto scherzando. Io i numeri non li do mai e se mi è capitato di rifarlo solo dopo dieci anni, beh, credo che qualcuno dovrebbe farmi, non so, un monumento di certo non scassarmi le benemerite. Mi si potrebbe stringer la mano o darmi una pacca sulle spalle e invece mi ritrovo ad esempio mia sorella che capita per caso a Bologna di ritorno da Bruxelles sostenendo che Bologna era di passaggio, di passaggio tra Bruxelles e Siena (che è venuta a controllare non lo ammetterà mai)!

Mi ritrovo mia sorella che è venuta a controllare perchè se tu sei uno che sclera un giorno sì e l’altro pure finisce che non fai testo se invece, come me, scleri una volta ogni morte di Papa allora la gente impazzisce in concomitanta quasi e non sei libero di smadonnare che l’ohmmioddio ohmmioddio di chi ti circonda lo senti proprio! Mia sorella è venuta a controllare e io la porto fuori a bere e quando mi chiede se per caso al posto della sindrome dell’abbandono io non abbia quella della presenza! Rido e capisco che non potrò fermarmi al primo spritz!

E allora parliamone. Io, lo so, vivo su una lunghezza d’onda lievemente sfasata rispetto al resto e lievemente perchè se quella distanza fosse maggiore probabilmente avrei già tirato le cuoia tempo fa e arrivederci e grazie. Non che io, nella mia veneranda carriera di donna silente, non ci abbia anche pensato eh, intendiamoci, solo che è durato il tempo che doveva durare e poi è successo sempre di pensarci in giorni in cui mi trovavo, non so, particolarmente carina e, insomma, uno non è che tira le cuoia così, quando ha i capelli che tengono la piega perfetta. Quelli, al massimo, son giorni in cui tocca star fuori, in mezzo alla gente (come insegna il buon vecchio Buldìn), chè in casa ti potresti sentir sprecata e poi non è che hai sempre voglia di scoprir che non ci sarà forse nessun padre creatore ad attenderti su un dorato altare. Meglio evitare chè in quanto a delusioni mi son sempre bastate e avanzate quelle terrene.

Questi son giorni di riflessione, di pensieri. Son giorni confusi in cui, a volte,  mi sembra d’arrancare per arrivare a fine serata e a volte d’ aver un’adrenalina che solleverei il mondo con un dito. Euforia_disforia, euforia-disforia, gli eterni opposti che reggono il mondo, l’eterno asse lungo cui la gente normale oscilla. Giorni da fine dell’anno diciamo, da tirar di somme ma io, si sa, le somme le tiro sempre quando capita, quando mi sembra di perder terreno sotto i piedi e allora mi fermo, respiro, rivaluto, riorganizzo e spesso, spessissimo, stravolgo e ricomincio dal principio. Il dramma reale è che il più delle volte chi mi circonda non se ne rende neppure conto della velocità con cui la mia mente viaggia in questi giorni o oscilla lungo l’asse. Fuori sorrido: Dica! Ti vuoi sfogare pure tu? Fatti sotto e avanti il prossimo, io ascolto, ascolto sempre. Ascolto così mi passa prima.

Questi son i classici giorni in cui, se son fuori, tra la gente e, per qualche motivo parte in un bar, non so, Like a rolling stone di Bob Dylan o Hotel california degli Eagles e sento la gente cantarle allegra mi viene quasi da mandarli tutti a cagare della serie: mi dite che cazzo ci trovate di divertente che voglio ridere pure io? Popolo di sfaccendati e pigri; sono i famosi giorni in cui mi irrito se sento dire che Jules e Jim è di Truffaut o che Schopenhauer esprime il mal di vivere del ‘900 quando, povero cristo è trapassato negli anni ‘60 ma lievemente di un secolo prima e mi ritrovo a pensare alle case di ’sta gente, avranno mica la libreria piena di enciclopedie no? Perchè a me le enciclopedie non è che mi stanno sul cazzo, di più. D-I P-I-U’! Sono i giorni in cui mi irrito se sento espressioni del tipo “non lascia penetrare niente della sua vita!” (questa è fresca di ieri a cena mentre lavavo i piatti) e ho taciuto e stretto la spugna in automatico, tipo quando ti aggrappi a qualcosa per non cadere. Penetrare? O TRAPELARE ?! CAZZO VOLEVI FORSE DIRE TRAPELARE O TRASPARIRE MAGARI?! e invece no, qui noi si PENETRA, nei meandri oscuri dell’idiozia però che, la verità de dios, per andar giù, nel buio cosmico, siam sempre pronti. Che si fa, salto io o salti tu? Salta tu valà che è meglio chè tu imbarchi mare proprio!

Questi sono giorni difficili, di cambiamento. Son i giorni in cui, a ricordarmelo, son arrivati anche i Lali Puna che pubblicano il nuovo album dopo 6 anni di silenzio e quando ho sentito il nuovo singolo ho capito che il momento era arrivato perchè ogni volta che nella mia vita è successo qualcosa di eclatante, un cambiamento radicale loro han pubblicato un album. Incredibile ma vero. La mia vita è scandita da loro. 1998, 2001, 2004, quello che mi è successo in questi anni è fisso nella mente e chissà che un giorno non lo racconti sul serio. Chissà che un giorno non mandi tutto all’aria solo per vedere il suono che fa.

Questi sono giorni in cui aspetto che questi giorni passino. Sono i giorni in cui chi mi conosce sa che non sono né depressa perchè la depressione è per le pance piene e io non posso permettermela (né la prima né la seconda) né arrabbiata, sto solo ricaricando le batterie e non ho bisogno d’ altro. Tutto bene dal fronte. Tutto sotto controllo sto solo fora dai cojon come insegna l’amico Lorenz. Questi sono i giorni in cui se dico ti voglio bene è fottutamente vero perchè questi sono i giorni in cui a malapena sopporto me figuriamoci se penso al bene dilazionabile perchè se mi sveglio e il piumone è sul pavimento vuol dire che ho passato la notte non a far l’amore con qualcuno ma a spostarmi di continuo probabilmente per evitarmi o evitare un inconscio che in questi giorni mi sta stretto.

Questi sono i giorni in cui sono particolarmente egoriferita e paradossalmente son i giorni in cui amo di più, in maniera più sincera, per quanto possa sembrare incomprensibile data la latitanza di parte della mia mente. Amo in silenzio, a distanza, penso alle persone che son lì fuori e se son in giro compro qualcosa che poi regalerò a qualcuno di loro quando questi giorni saranno passati, quando sarò di nuovo mentalmente presente al cento per cento avendo trovato un lato divertente della faccenda perchè se c’è una cosa che io fatico a fare è condividere i dispiaceri, odio appesantir la gente e non reggo bene il colpo di uno sguardo dispiaciuto se quello sguardo è rivolto a me. Resto più brava a difender gli altri che a lasciarmi difendere, odio la sensazione di aver le spalle al muro e odio metterci la gente perchè se almeno una volta nella vita il freddo di quel muro lungo la schiena lo hai provato allora hai anche capito che l’unico modo che hai per venirne fuori è trovar presto uno stramaledetto ironico slancio che ti faccia saltar di lato all’ultimo lasciando che sia il dolore a sbatter contro quel muro a velocità supersonica, non tu. Tu ricordati solo di stringer la giacca subito dopo se intorno è freddo chè per esser addolorati o depressi ci sarà tempo e quel tempo non è di certo oggi e forse neppure domani e per quelli come te, probabilmente, non sarà mai.

Ora mi piacerebbe che, arrivati a questo punto, assaporato il silenzio degli ultimi passaggi, partisse nelle vostre case questa

http://www.youtube.com/watch?v=Yu0SQrAX9u0

mi piacerebbe sentirvela cantare ma seriamente, col giusto grado di rispetto, mi piacerebbe potervi dire con questa in sottofondo che, cazzo, son sempre io, va tutto bene, sto solo facendo un giro dall’altro lato della barricata, è il mio personale walk the line, nulla di grave. Si va di là per cambiare prospettiva, si va di là per vedere, si va di là per tornare e io, prima o poi….prima o poi torno. Torno e, quant’èveridddio, vi faccio un culo così.

Di un welcome che diviene goodbye (vol. 2)

2010 gennaio 31

http://www.youtube.com/watch?v=Nwh3FmpZ7kg

E’ come quando ti svegli e l’aria è così gelida da costringerti a scivolare ancora un po’ sotto il piumone, verso il fondo del letto. E’ come quando hai spiato di sfuggita fuori dalla finestra, angolo di mondo che riesci ad intravedere e fuori c’è la neve. Un brivido rapido ti attraversa e cerchi il tepore del cuscino in cui affondare il viso. Cerchi di riafferrare il sogno perso, sfuggito all’improvviso ma è il pensiero delle cose che devi fare a travolgerti. E’ come quando pensi che è esistito un tempo in cui questi pensieri non li avevi. Dovevi solo svegliarti e andare a scuola anche se poi, anche lì, c’eran giorni in cui avresti fatto volentieri altro ma, allora, questo altro, effettivamente lo potevi fare e non te lo risparmiavi mica. Al massimo saltavi la scuola, se proprio non era. Se proprio cinque ore di filato in mezzo alla gente non le volevi affrontare. Ma adesso? Adesso non è che puoi far fuga da te stesso della serie: mi sveglio, fingo di andar in biblio e invece me ne vado al parco! Non è così semplice adesso prendersi per il culo. Allora è’ come quando ti svegli e non hai più un asso nella manica. Alla fine ha vinto la vita, in un modo o nell’altro. Hai vinto lei sbattendoti in faccia tutte le responsabilità da cui non hai via di fuga. Doveva succedere e te lo avevano anche detto. Te lo aveva detto anche tuo padre per l’esattezza anche se lui, una volta, si era limitato a dire: prima o poi… e i puntini di sospensione li avevi proprio sentiti! Come lama a ferire! Uno per uno!

E’ come quando ti svegli e pensi sia il caso di mettersi in piedi chè quei puntini di sospensione stanno facendo il gioco che non vuoi. Ti metti in piedi e ricordi che la sera prima hai fanculato la tua coinquilina. Pensi cazzo! ma comunque saresti pronto a rifarlo chè arriva sempre il momento in cui proprio la diplomazia te la perdi per la via. Avete discusso per un caffè e la cosa se ci pensi è così patetica che metà sarebbe bastata. Anche se poi, si sa, un caffè nasconde così tante cose che non è proprio per il caffè che vi siete trovate a discutere. Le migliori relazioni iniziano davanti ad un caffè Se ti va ci vediamo, boh, magari per un caffè e spesso ci finiscono anche: Ci vediamo per un caffè che ti ridò le tue cose? Azz. Andiamo pateticamente uguali in questo dannato mondo e io certe volte urlerei. Mi affaccerei a questa finestra sul cortile e lancerei un urlo, uno di quelli che sciolga anche la neve. Questa neve che pare ci farà compagnia, con l’inverno che si porta dietro, fino ad Aprile. PRIMAVERA RINVIATA. Titolava stamane un articolo on line. Ottimo. Perfetto, perchè chi vive a Bologna sa che questo può voler dire solo una cosa e cioè che noi, anche quest’anno, la primavera, non la vedremo proprio. Passeremo semplicemente dall’inverno gelido all’estate asfissiante. Ottimo. Altro? 

E’ come quando ti svegli e controlli la mail perchè ieri alla fine hai deciso. Hai aperto un sito di annunci immobiliari e hai fatto quel che andava fatto. E’ momento di viver da soli. E’ momento di chiuder l’epoca Murri1 con tutto quello che questo comporta. E’ arrivato il momento del grande passo e ti auguri che il tuo altare ricordi più una casa che un garage.

L’intimità precaria e la perfezione del centro

2010 gennaio 12

http://www.youtube.com/watch?v=oHO6pbjQ9ec

E’ come quando ti stiracchi poco prima di esser sveglio sul serio e la luce filtra piano nella stanza, si spinge oltre i libri subito sotto la finestra, la poltrona e arriva ai piedi del letto. Il piumone a scacchi verde e blu si illumina piano nei colori e muovendo le gambe urti il libro che hai lasciato sul letto stesso poco prima di dormire.

E’ verde nella copertina proprio come il tuo piumone e tutto per un attimo appare come perfetto, compreso il tuo dormire nel centro esatto di quel letto enorme perchè tu di condividere ti sei convinto di non aver tempo quando forse è solo voglia e la stessa ti è passata chè la gente non ti piace, non sempre comunque. Più che altro non la comprendi, ma non è quel non compreso che genera comunque stupore perchè dello stupore ti saresti innamorato. Una volta, almeno, succedeva. Ti stupivi della meraviglia che sfioravi fin nel cuore della gente e così t’innamoravi, amavi gli attimi altrui come oggi  i momenti solo tuoi e ti trovavi a condividere senza rendertene neppure bene conto. Tutto scivolava naturale e lieve, nessun intoppo rilevante, nessun dolore. Poi è arrivato il resto e non ricordi neppure più chi abbia chiesto per primo il conto. Se la vita a te o tu alla stessa e alle infinite stronzate dietro cui la gente si nasconde per non saper sentire o vedere sul serio e una volta almeno c’era chi cantava e ognuno vive dentro i suoi egoismi vestiti di sofismi e uno, una domanda minima, se la faceva. Ma tu appartieni alla categoria del bianco o nero se di un valore si tratta, per il resto l’arcobaleno può andar bene, perfino a te. E’ che hai come la sensazione di esser rimasto l’unico saldo in un mondo precario e non è di lavoro stabile che si parla, ma di quella precarietà sociale che è divenuta quasi intima e mentre ci si lamenta della negatività della prima si finisce per non veder che la si usa a proprio vantaggio per giustificar la seconda. Viviamo anni di comodo senza volerlo solo che tu ti sei fermato e hai detto no grazie chè pure l’amore a progetto, a scadenza, no, non fa per te, è troppo pure per te che sei ironico e ti sei trovato a riderne in infinite sere con gli amici e allora, un giorno, hai scelto di dormir nel centro esatto del letto che quella perfezione, almeno, sfidi chiunque a strappartela via.

E’ come quando cammini veloce per la via perchè hai imparato a farlo in quel tempo lontano in cui dovevi tener il passo di tuo padre che andava veloce, troppo veloce per te. Cammini veloce solo che adesso non stai inseguendo niente e allora ti fermi, rallenti e senti il caldo che ti ha travolto in quella fretta e ti chiedi perchè cazzo stai andando così veloce se non hai spalle altrui davanti a te da non dover perdere di vista tra la folla. Nulla, come dire, per cui valga tanto sforzo di concentrazione. Rallenti il passo e ti godi il cammino che tu ad inseguir non sei mai stato bravo, preferisci andar solo per le strade e i portici di Bologna aiutano, lo hai sempre pensato, nella loro capacità d’isolare, nel bene e nel male. Rallenti il passo e guardi quelli che van veloci a inseguir non s’è capito cosa e sorridi pensando a quanto dovevano andar veloci i papà sul finire degli anni ‘80 se vi han ridotti tutti così. Spledida generazione di trentenni che inseguiva il grande boom, quando una speranza minina c’era, loro l’avevano se poi, del resto, non perdono occasione per ricordarti che la casa, loro, l’han comprata in contanti e che alla tua età avevan già due figli, sì, gli stessi che gli correvan dietro per la via mentre loro andavano a costruir il futuro. Bel lavoro, complimenti, avete fatto proprio un ottimo lavoro, un gran radioso futuro per quei fessi che vi correvan dietro cercando ti tener il passo. Ti verrebbe da dire ma poi non lo fai e ti trovi solo a stringer la giacca per la via che la cinghia l’hai già stretta.

E’ proprio come quel fermarsi e chiedersi il perchè della corsa stessa, la tua, quella di un attimo prima e quella di chi corre ancora intorno a te e insegue magari amori che non esistono se non nell’ideale costruito in perfezione nella mente. Ma la mente è labile e arriva poi quel giorno in cui guardi chi hai accanto e ti chiedi cosa tu abbia capito sul serio di tutto quel che hai condiviso. Avrai condiviso poi sul serio o un giorno hai smesso di farlo e sei rimasto comunque lì perchè era più comodo o hai cercato magari qualcuno che rendesse perfetta la simulazione di una condivisione? E’ che ne avresti a pacchi di esempi in tal senso e più ascolti chi ti circonda più ti passa la voglia o forse prima ti è passata la voglia e poi hai cercato conferma di esser nel giusto nei racconti altrui. Quel giusto grado di disappunto che ti faccia pensare ho fatto bene va!, che ti faccia venir voglia di aver ancora tempo per poter dormir nel centro esatto del tuo letto che sentirsi soli stando in due è decisamente peggio che sentirsi soli ed esserlo sul serio e questo lo hai pure provato e ti è bastato, anzi, forse è stato proprio quello ad inceppar il meccanismo del in due ci si completa perchè tu, la verità de dios, ti sei trovato più spesso a pensar che in due, al massimo, ci si insegue, solo che se ti fermi, rallenti, non è detto che chi ti sta davanti se ne renda. Non è mica la generazione dei trentenni del finir degli anni ‘80! Tuo padre se ne sarebbe accorto chè avranno avuto pure mille difetti lor lì ma di valori ne avevano quattro e non se li smarrivano per la via. Tuo padre se ne sarebbe accorto che mancavi all’appello mentre oggi hai come addosso la sensazione dell’esser perfettamente intercambiabile. Morto un papa.

E’ che dovresti forse solo ricordarti di abbassar le tapparelle prima di dormire per evitar di veder la perfezione già al mattino perchè la perfezione è un’arma a doppio taglio. Passi una vita ad inseguirla e se un giorno ti convinci d’averla sfiorata, allora è probabile che in quell’idea tu ci resti proprio impantanato senza possibilità di rivalsa. Stai lì, guardi gli altri correre e un po’ ti scansi chè ti fa come paura la possibilità di ricascarci in quella corsa al sapor di fuga o d’esser travolto, ancora, da quella altrui.

Il crash test dei pensieri

2010 gennaio 3
di notturno62

http://www.youtube.com/watch?v=BwvqUeosajs

E’ un po’ come quando ti metti al volante pur non avendo una meta, magari lo fai di sera chè le luci dei lampioni che vanno ad intermittenza ti sono sempre piaciute anche se appartieni alla categoria di quelli che quando le vedono dicono cose del tipo: “Mi chiedo se il comune i soldi che gli diamo se li fotta tutti in pranzi di lavoro visto che qui non va mai un cazzo!”. E’ come quando ti fermi un secondo prima di immetterti in un’altra strada e ti inclini un po’ verso il volante per spiar meglio che non ci sia nessuno, che la via sia libera e allora ti immetti, ti riposizioni comodo e alzi il volume dello stereo. E’ come quando guidi lieve, la sinistra a tenere il volante, magari tenendo il gomito sulla portiera a scaricar quasi il peso dei pensieri e la destra leggera sul cambio, chè tanto per il momento stai solo tenendo il ritmo con le dita, anche se non dovresti, anche se ti hanno insegnato che così non si guida.

E’ come quando guidi e nell’abitacolo ogni tanto parte anche il suono della tua voce che tiene il ritmo della musica in sottofondo e guardi rapidamente i lampioni e la strada passare, accendi una sigaretta recuperata dalla borsa che hai lanciato a caso sul sedile al tuo fianco. Accendi una sigaretta e tiri un po’ giù il finestrino e ogni volta scazzi perchè i finestrini col pulsantino non hai mai imparato a gestirli e ti senti un coglione che cerca, ogni volta, di aprirli giusto quel che serva a far uscir il fumo dall’abitacolo senza far entrar dentro il gelo dell’aria notturna.

Smadonni piano che sei una signorina e certe cose ti hanno detto che non devi neppure pensarle chè si fa peccato, ma te lo hanno detto troppo tempo fa quando non sapevi neppure bene cosa fosse una macchina o, meglio, se ti dicevano macchina tu pensavi ai Transformers, poi sei cresciuta e hai capito che nessuna delle macchine in garage si sarebbe trasformata mai in altro a meno che, chiaro, non avessi deciso di schiantarti contro qualcosa ma anche questo ti han detto presto che non andava fatto e lì non era questione di esser signorina o meno. Non andava fatto e punto. Non va fatto. Cazzo. E’ che certi giorni ti senti proprio come se invece un crash test potrebbe servire. Un crash test dei pensieri e allora ti metti al volante, nella tua testa, chiaro, che istinti suicidi grazie a dio ne hai avuti pochi negli anni, forse ogni tanto omicidi effettivamente ma poi ti sei iscritto a Legge e ti sei tranquillizzato quando hai avuto certezza che l’ordinamento non punisce i cattivi pensieri se quei cattivi pensieri non li concretizzi e tu non li hai mai concretizzati né ne hai mai avuti tanti ma poi capita che un giorno ti alzi storto e metti su gli Arab Strap, ti sembra di essere al volante e allora due telefonate meritate le faresti giusto per chiedere:

Oh non è che te lo verresti a fare un giro in macchina no? chè ti porto a vedere du lampioni, ma da vicino!!”

Ps:Sissi non ridere!

Due parole prima di andare

2009 dicembre 31

http://www.youtube.com/watch?v=g9Krvl7AEAs

Due parole prima di andare, prima di chiudere un anno scivolato dalle dita insieme ad ogni cosa che ho amato e odiato.Tutto più veloce di me. Tutto più chiaro che qui come cantava qualcuno. Nulla da rimproverare e nulla da eccepire. Tutto quello che poteva essere è stato, né più né meno e quello che non è stato son stata io a non costruirlo. Non era momento e io resto in chiusura e apertura anno ancora amante del giusto tempo per ogni cosa. Quello che ho perso non lo ricordo, perchè quello che non va perso lo tengo stretto vicino al cuore, assicurandomi di portare sempre il giusto grado di rispetto. Se ho dato abbastanza non posso dirlo. A volte avrei forse potuto di più, altre, decisamente meno ma chi vive d’istinto perde poco tempo a calcolare e il giusto tempo di cottura arriva da sè.

Credo di aver amato più di quanto non abbia odiato ma del resto, io, odio poco, molto poco e non credo, poi, di aver davvero cattivi pensieri per la gente. Osservo e vivo i miei giorni ricordandomi di sorridere una volta in più. Sempre una volta in più rispetto ai sorrisi che mi vengono donati. Ricordo i doni fatti di strette e mani che si sfiorano.  Ricordi. Tutto il resto lo perdo nella confusione dei giorni e della mia stanza.

Ogni tanto butto via ma questo perchè ho smesso di arrabbiarmi e se qualcosa mi fa soffrire, metto ordine partendo da me, dalle cose sbagliate che posso aver fatto io, dalle cose in più che credo di avere

I sacchetti blu del rusco sono miei amici

Penso più di quello che dovrei e forse più di un essere umano medio ma tolti i pensieri di me credo resti poco

Tiro le somme così tante volte in un anno che farlo alla fine mi sembra quasi superfluo, credo di averlo già fatto, aver già dato e chi è con me stasera, anche solo col pensiero, è con me perchè rientra in quella meravigliosa somma che è parte della vita stessa, la mia.

Chiudo un anno di vita e ne apro un altro. Capitoli di parole e attimi a scaldare i giorni, tutto il resto conterà poco l’anno prossimo come  in quello passato. Son sempre io e a questa vita ho giurato rispetto ma mille capodanni fa

A volte suona Aznavour e quando succede devi farti una domanda

2009 dicembre 21

E’ che, va detto, certe volte nell’aria può suonare solo Aznavour, il commediante francese, il Frank Sinatra d’Oltralpe!

http://www.youtube.com/watch?v=NXIgqfQCo3U

E’ che quando la voce di Aznavour riempie la vita tua, tu, se hai i famosi occhi per vedere, te lo figuri proprio! Te lo immagini, in piedi, su un palco (possibilmente in legno) sul fondo di un localino francese, sul finire degli anni ‘40. Tutto è nella penombra, tranne lui, splendido nella sua aria di mistero alla francese, mistero acquisito che ironizza su tutto il resto perchè negli occhi porta lo sguardo scaltro di chi proprio francese non è (non me ne vogliano i francesi di tutto il mondo).

Così, se Aznavour riempie i giorni tuoi tu, di quei giorni, ti trovi a sorridere e quando meno te lo aspetti lui comincia a suonar dentro di te e dentro ti trovi come a danzare anche se fuori il mondo continua la sua inarrestabile corsa, anche se pare avvolto da tutto il peso dell’incompreso. A te, in quel momento, basta Aznavour perchè lui ti tende la mano e ti trascina in una danza a piedi scalzi su tutto quello che di questa vita non hai capito mai.

Sarà che io, l’amore, l’ho sempre immaginato un po’ così, a scivolare inarrestabile e pieno di vita su tutto il resto. Una danza a piedi scalzi e dentro la gioia che da occhi altrui scivola fin dentro i tuoi fino a strapparti un sorriso. Fino a svelarti il mistero della semplicità che nessuno rincorre più, di tutte quelle piccole cose che scaldano il cuore e ti trovi a pensare a tutte le cose che hai sfiorato e che dentro portavano l’insostenibile leggerezza dell’amore stesso.

E’ che stamane Aznavour è corso in aiuto di Murri 1 o, meglio, l’ho tirato fuori io tipo da cilindro e lo uso per ricordare(da un paio d’ore) al mio coinquilino (noto sesso dipendente!) la leggerezza e splendore dell’amore stesso e anche un po’ per prenderlo in giro mentre lui raccoglie i panni dallo stendino e bestemmia, tra i denti, nella nostra lingua!

Sarà che, finita la sua storia d’amore (amore pare quello vero) si è lanciato nella famosa e disastrosa danza del single. Quella che, se non sei abituato a star da solo ti porta a compiere cazzate indicibili e a poco è servito che gli dicessi che forse un po’ di tempo in solitudine avrebbe giovato, sarebbe servito. Lui ha sostenuto, un po’ nella sua lingua, un po’ nella mia che la teoria del chiodo scaccia chiodo lo convinceva di più e così ci siam ritrovati la casa piena di chiodi! E’ che i chiodi non son tutti uguali e io ho anche provato a spiegarglielo ma lui niente! Imperterrito ha continuato la sua ricerca estenuante del chiodo migliore fino a scoprire che esistono chiodi che ricordano più i famosi Chiwawa attaccati alle balle (con licenza parlando) che i chiodi stessi e, fin qui, tutto normale se non fosse che il Chiwawa in questione ha fatto un viaggio dal medio oriente per arrivar fino a Bologna e resterà in Murri ancora per un paio di giorni!

Sarà che già ieri sera, appena rientrata, l’andazzo lo avevo colto perchè non ti serve parlar una lingua diversa dalla tua per cogliere un’aria di tensione, quell’aria di tensione che solo una donna che sta cazziando un uomo sa creare! Ho sorriso al Chiwawa nella mia cucina e le ho stretto la mano presentandomi e qui vorrei dire che il Chiwawa in questione non si è degnato né di alzarsi dalla sedia su cui era appollaiato, né di tendere la mano in maniera meno principesca (praticamente la mia è scivolata nella sua cercando disperata una presa!). Lei ha detto il suo nome e dopo aver visto che fumavo ha detto qualcosa che il mio coinquilino ha tradotto un po’ imbarazzato: “Dice che vuole una sigaretta!”

Io ho cercato le mie sigarette facendo finta di non cogliere la delicatezza mancata e ho accontentato la Princess e, non parlando la sua lingua, le ho chiesto in inglese come fosse andato il viaggio, se fosse stanca e lei in tutta risposta mi ha chiesto un accendino (in ebraico però ma non ci voleva un madrelingua per tradurre una frase accompagnata da un gesto eloquente!). Le ho dato d’accendere e ho chiesto allora al mio coinquilino come andasse. Lui ha detto che probabilmente lo vedevo già da sola e mi ha chiesto da quali lidi arrivassi io e, mentre gli raccontavo il mio pomeriggio la Princess ha detto qualcosa al mio coinquilino che lo ha paralizzato, io ho chiesto cosa stesse succedendo e lui ha detto:

-non vuole che parliamo in italiano perchè dice che potremmo parlar male di lei!

Credo che sia stato qui che, per la prima volta ho pensato ad Aznavour, fattispecie concreta:

http://www.youtube.com/watch?v=qP8faMc4zMc

Ho anche pensato oe detto al mio coinquilino che avrei raccontato volentieri il mio pomeriggio in lingua ebraica se solo lui non mi avesse insegnato della sua lingua solo delle parolacce e accogliere lei con un vaffanculo anche se perfettamente pronunciato non mi sembrava il caso! Lui ha chiaramente riso e detto che aveva come la sensazione che questi sarebbero stati giorni eterni e quando ha cominciato ad armeggiare con un caffè solubile ho chiesto gentilemente a lei, in inglese, se non preferisse un caffè vero perchè glielo avrei preparato volentieri. Lei, in tutta risposta ha guardato il mio coinquilino e ha risposto di no a lui, nella loro lingua! Lui mi ha guardata e ha detto solo:

Akoti(sorella nella sua lingua) dimmi quanto cazzo manca al 27!

Io, capendo l’andazzo, ho sorriso, ho detto coraggio e mi sono ritirata nelle mie stanze chè mica puoi essere simpatico a tutti e io ho come la sensazione, ma lieve eh, che Chiwawa proprio come sua migliore amica non mi vorrebbe! Dentro danzavo Aznavour mentre percepivo in sottofondo e in lontananza una cazziata in lingua altra dalla mia e aspettavo il momento in cui avrei potuto sfottere il mio coinquilino in santa pace. E’ stato lì che lui ha bussato alla mia porta munito di giacca, sciarpa, cappello e guanti e io gli ho chiesto se stesse per caso progettando una fuga. Lui ha riso e mi ha detto che Princess voleva delle sigarette ma le faceva fatica ad uscir per andarle a comprare con lui dato che non aveva voglia di prendersi un malanno, ecccerto!, invece noi altri poveri fessi dovevamo sembrarle freddo resistenti. Ho scosso la testa ridendo e preso la giacca mentre lui mi diceva:

-se stai per dirmi che lo avevi detto…

Io l’ho guardato alla Aznavour e lui ha colto dicendo che forse sarebbe stato meglio fermarci a comprar patatine e pistacchi per farci passar un po’ la serata e prender tempo chè era meglio la neve fuori a meno 9 gradi che riveder subito Chiwawa che appollaiata sul divano si godeva il tepore dei termosifoni alla faccia nostra!

Stamattina al risveglio, ho incrociato il mio coinquilino e messo su Aznavour spiegandogli che ci sono volte nella vita in cui dentro suona Aznavour e quando succede conviene che tu ti faccia la fatidica domanda perchè ci sono volte in cui lui compare dentro di te a confermarti che quello che senti è proprio amore, quello vero ma, ci sono altre, drammatiche volte, in cui lui, semplicemente, viene a prenderti, clamorosamente, per il culo!

Di neve e d’altre storie

2009 dicembre 20

http://www.youtube.com/watch?v=jJ9KYriPbU4

E’ un po’ tutto il tempo che credi immobile, immobile fino all’esatto momento in cui ti fermi e ti scopri come differente da quell’idea confusa che hai adesso di quel te stesso perso nei meandri oscuri del tempo stesso. Ti fermi e guardi un po’ indietro, ti chiedi, a volte, quanto vicino sei adesso a quel tipo di persona che hai sempre sperato di essere. Ti chiedi quanto di reale ci sia in tutto questo e quanto ancora differente potresti essere. Ti fermi, tiri le somme, rivaluti, ricostruisci col pensiero la strada percorsa e, a volte, tutto pare come avvolto dal silenzio. Quel silenzio infinito percepito stamattina mentre andavo per queste strade innevate. Quel silenzio immobile che c’era già poco prima di avviarmi, subito fuori dalla mia casa, alla fermata dell’autobus e intorno a me la gente che fissava come attonita tutta quella neve intorno e dentro percepivo come l’imbarazzo del silenzio stesso. Ho cercato il tabacco nella borsa e le dita erano già fredde nonostante fossi appena saltata fuori dal tepore accogliente di casa. Ho recuperato tabacco, cartine, filtrini  e rullato una sigaretta. Ogni movimento era come rallentato e più lo percepivo tale più cercavo di accelerare ogni singolo mio gesto. Cercavo un suono altro rispetto al silenzio immobile della neve, un luogo altro in cui guardare che non fosse quello su cui cadeva lo sguardo altrui, cercavo di preservare la meraviglia che avevo negli occhi dagli occhi di gente sconosciuta e per un attimo ho pensato alla fatica che, a volte, improvvisamente, provo nel condividere.

Via Murri era come addormentata nonostante fosse mattina inoltrata. Tutto era come avvolto in un’atmosfera surreale. Ho acceso la sigaretta e come un brivido mi ha attraversata, cominciavo lentamente a percepire il freddo, il freddo di quella stessa attesa, di quel silenzio che sapeva di irrisolto. Ho evitato accuratamente di posar lo sguardo sulla gente al mio fianco perchè avevo come la sensazione che facesse parte del dipinto che avevo negli occhi, mi sentivo come l’unica parte in movimento del tutto e ho desiderato in un attimo che il mio autobus arrivasse. Ho desiderato di ripercepire in un attimo un movimento che fosse altro rispetto a quello che facevo io fumando. Ho ripensato alla telefonata ricevuta alle quattro del mattino, all’ Uomo col pesto che chiama e non lo sento da mesi e al fatto che ho sorriso quando ho visto comparire il suo nome sul display perchè certa gente non cambia e lui, ho paura, purtroppo, sia destinato a non farlo mai. Sto pensando a lui che chiama per dirmi che era fuori a bere con gli altri e poi è venuta giù la neve, han passato la nottata a giocarci lanciandosela addosso ed è stato lì che gli son venuta in mente io. Dice che era un po’ che voleva chiamarmi ma non sapeva quando farlo perchè siamo così diversi che sa di farmi male ogni volta però alla neve non ha resistito.

Ho pensato che fosse la serata giusta. Ho sbagliato?

Io ho sorriso per l’assurdità che si porta dentro e lui mi ha fatto notare che se sorridevo forse non aveva proprio sbagliato. Io gli ho detto che di certo aveva sbagliato l’orario e lui mi ha fatto notare che prima la neve non c’era. A quel punto ho riso sul serio perchè del resto tutti i torti non li aveva. Ho sentito in sottofondo la voce dei suoi amici e poi ad un tratto il silenzio, come di chi si sposta da una stanza ad un’altra per poter parlare indisturbato.

Forse è stato quel silenzio improvviso che mi ha fatto pensare a lui stamane, mentre aspettavo l’autobus. Quello stesso silenzio immobile che sa di irrisolto, non compiuto. Ho pensato a lui che ha chiamato alle quattro del mattino per dirmi che ha saputo della celiachia e che trovava divertente il fatto che una persona intollerante come me avesse anche un’intolleranza alimentare. Ha detto che c’era un po’ da aspettarselo da me.

Non credi?

Ho riso spiegandogli che il mio non tollerare lui non implicasse per forza il mio essere intollerante nei confronti del mondo intero. E’ stato lì che lui ha parlato di un filo sottile che è convinto che ci leghi perchè in questi mesi gli sono mancata e a lui non manca mai nessuno, io, allora gli ho chiesto se, tanto per cambiare, avesse bevuto anche quella sera e lui ha detto di sì ma che la neve lo aveva fatto tornare sobrio e da sobrio mi stava parlando. Mi ha chiesto allora perchè abbiamo smesso di sentirci da un giorno all’altro e io gli ho ricordato che a dividerci erano gli infiniti Long Island che ha amato indubbiamente più di me, gli stessi che la notte del suo compleanno han fatto sì che mi chiedesse in moglie.

Questa volta ha sorriso lui chiamandomi amore e io gli ho chiesto se  i Long Island eran stati buoni anche quella sera. Lui mi ha detto di finirla chè non ho mai capito che faceva sul serio. Io gli ho chiesto se con me o col bicchiere e lui ha detto solo:

Stasera ero preoccupato per te, sapevo che non eri stata bene perchè a differenza tua io mi informo sempre su quello che fai, anche se tu non lo sai, anche se sono quello che sono

e io ho pensato ancora una volta a quanto sia meraviglioso e a quanto tutto questo sia lui a non vederlo, non io, distruggendosi di alcool e varie da ormai un tempo incalcolabile e forse un po’ di rabbia mi è salita.

-Voglio che ti prendi cura di te- mi ha detto e ho pensato a quante volte quella frase l’ho detta io a lui. Ho pensato anche a quell’attimo in cui ho creduto possibile che lui mi ascoltasse e lui sperava invece che fossi io a salvarlo da se stesso, come se questo fosse possibile sul serio;  ho pensato a quando gli ho detto che avrei venduto anche l’anima se fosse servito davvero a qualcosa ma non poteva succedere perchè in questa vita ci si salva da soli e lui in tutta risposta mi ha chiesta in moglie, mi ha chiesto un figlio e io avrei voluto solo abbracciarlo fosse servito a regalargli un p0′ della forza che porto dentro, perchè capisse che per essere amati c’è bisogno prima che ci si ami un po’ di più e lui non ha ancora imparato a farlo.

Ho pensato a lui, stamattina, mentre guardavo tutta quella neve intorno. Tutta quella luce immobile che mi toglieva un po’ il respiro. Ho pensato a lui che mesi fa mi chiama per dirmi che ha lavato non solo i copri cuscini, ma ha infilato in lavatrice, col coccolino, i cuscini stessi perchè io possa trovarli puliti nel decidere di andare a dormire da lui e io so che è il suo modo per dirmi che in quel letto non entreranno più storie passeggere e io mi trovo ad immaginarlo nella sua casa, con quei cuscini che sanno di pulito e mi si stringe un po’ il cuore perchè è troppo tardi e lui quando lo capisce sul serio fa mille passi indietro e mi chiama ieri, dopo due mesi. Non ha ancora imparato ad amarsi e mi chiama ubriaco. Mi chiama perchè fuori c’è la neve e la neve lo porta col pensiero fino a me, a me che dico che amerò l’uomo che di tutta quella luce non mi farà aver paura e forse la paura che mi fa è tutto quel silenzio immobile della luce che la neve prima trattiene e poi ti sbatte contro a smuovere il silenzio che porti dentro. Quella lotta estenuante che viene dalle cose non dette, non compiute. Quel suono assordante del silenzio che non è ancora silenzio di quiete e ti travolge mentre attraversi la neve stessa e il freddo rallenta i movimenti e il peso di quella luce si fa ancora più forte e opprimente.

E’ stato nel decidere di affrontare quel silenzio a piedi che in mente mi è partito il suono di questa

http://www.youtube.com/watch?v=MjnpCd7sAqI

ed è stato forse perchè tra tutte le canzoni dei Lali Puna che adoro è stata l’unica su cui si concentrò lui all’epoca e la faceva partire quasi sempre quando varcavo la soglia di casa sua. Ho pensato a quando si tenta di conquistare qualcuno fingendosi diversi da quel che si è sul serio e a quanto poco, di fatto, possa durare un personaggio costruito così, sul valzer di una conquista. Ho pensato a lui che non ha finto mai, cercava solo un modo per farmi capire che poteva leggermi dentro ed è forse per questo che continuo a volergli bene, forse più bene che a mille altre persone. Non ha finto di non avere debolezze e di non essere mai stato sconfitto dalla vita stessa. Non ha mai costruito idee meravigliose di sè perchè l’onestà del suo dolore lo rendeva già meraviglioso abbastanza ma è stata la sua rabbia a tenermi lontana. Il suo essere arrabbiato con il mondo intero per tutto quello che questa vita gli ha portato via e ho pensato a me che provavo a spiegargli che distruggere i suoi giorni non serviva a pareggiare un conto impareggiabile e che forse avrebbe fatto meglio a lamentarsi meno e amarsi un po’ di più prima di convincersi di amare me. Ho pensato a lui mentre mi inoltravo per le vie che separano via Murri dalla zona precollinare, abbandonando ogni aspettativa di autobus, ho pensato a me e quanto la sua onestà fosse riuscita, in qualche modo, a farmi sentire a casa, nonostante tutto, perchè ci sono persone che ci riescono sul serio, anche se feriscono in mille altre cose e ci riescono proprio perchè capisci che ti stanno offrendo tutto, compresi gli errori e non ti parlano mai di due cuori e una capanna perchè le persone di cui parlo io sono quelle cui questa vita ha messo uno sgambetto, son quelle che il fondo lo hanno visto sul serio e non perchè faccia figo ricoprirsi di aria di mistero che dura il tempo che deve durare. Sono tutte quelle persone che hanno sentito il freddo della neve e dentro ci hanno visto comunque un miracolo perchè hanno provato, almeno una volta nella vita, la paura più grande che è quella di svegliarsi un giorno scoprendo di aver smesso di sentire, di aver disimparato a farlo concedendo alla vita stessa di vincere dopo la battaglia, la guerra stessa. Ho pensato a questo tipo di gente che ho incontrato in vita mia e che a volte mi capita d’incontrare ancora credendo che sia un dono, ho pensato a lui, che mi ha chiamata alle quattro del mattino e alla paura che ho nel cuore per lui ogni volta che percepisco che ancora un piccolo passo verso se stesso deve compierlo, che gli manca così poco. Ho pensato alla paura che provo dentro che si perda del tutto senza che sia concessa a nessuno la possibilità di far niente e mentre pensavo a tutto questo la neve si è fatta come più pesante, quel freddo più fitto e tutta quella luce, lo confesso, mi ha un po’ commossa come mi commuove sempre, del resto, la vita altrui quando è carica di tutta quella luce che per alcuni è come ingestibile e tu la percepisci e ti travolge e se non hai imparato a reggere il peso del dolore altrui che si riversa su di te in quella luce ti puoi perdere e cadere. E’ stato lì, credo, che ho pensato anche un po’ a mia madre e a tutto il tempo che è passato nel mezzo. A tutto quel dolore e silenzio che c’era allora e che un giorno è come scomparso, come quando si scioglie la neve e resta solo un po’ il freddo dentro e il ricordo di qualcosa di improvviso che travolge tutto, compreso te. Ho pensato a quando ho imparato a camminare in mezzo a quella neve, ai piccoli e circospetti passi che permettono di allontarti senza cadere, a quel freddo che blocca un po’ l’andare e alla convinzione che arriverà il giusto tempo per tornare a guardare indietro. Ho pensato a tutto quello che è stato e a quando tutta quella rabbia è divenuta amore senza che me ne rendessi neppure conto e diventando amore ha spento tutto il resto e spegnendo il resto mi ha svelato la  bellezza di quella strada che in questa vita percorriamo soli.

Risvegli #5

2009 dicembre 14

E’ che certe mattine ti svegli e in testa ti suona L’autostrada di Silvestri. Assecondi i suoni e canticchiando salti fuori dal letto, poi dalla stanza e vai diretta in cucina desiderando solo un caffè. La casa è gelida e ricordi che bevuto il caffè dovrai telefonare a Madama Multigas chè mandi qualcuno entro sera a riparar la caldaia che ha deciso di rompersi proprio adesso, in inverno.

Il corridoio è buio e nell’ingresso intravedi la valigia di qualcuno e ricordi che oggi, all’alba, arrivava un’amica della tua coinquilina. Per il resto c’è silenzio. Qualcuno dei tuoi coinquilini è già al lavoro, altri dormono ancora e allora fai piano. Entri in cucina e ti dai ai soliti gesti: recuperi la moka, la svuoti, apri il rubinetto dell’acqua ed è gelida, imprechi piano per la caldaia rotta ed è lì che succede. Qualcosa fuori dalla finestra ha attirato la tua attenzione. C’è troppa luce fuori, per essere inverno, per esser Bologna. Ti volti e c’è la neve!

Ho spiato fuori e sorriso con la gioia dei bambini. Ho sorriso per questa di Silvestri saltata in mente all’alba come fosse premonitrice col suo a volte succede qualcosa di dolce e fatale come svegliarsi e trovare la neve. Ho spiato fuori dalla finestra e osservato questa neve che ha già coperto tutto il piccolo prato laterale. Ho ricordato in un attimo la prima che ho visto, la fine degli anni ‘80 e la Puglia come scenario, poi un pupazzo di neve fatto con mamma sul balcone della sua cucina. Lei che dice niente scuola oggi e io e mia sorella che pensiamo che il Natale sarà meraviglioso perchè è la prima volta che vediamo la neve! Inutile dire che la neve durò un solo giorno e il Natale fu come quello precedente, senza neve, ma in cuor nostro era come se ci fosse stata tanto fu grande l’emozione di quel giorno e bello creare un piccolo pupazzo come avevamo visto fare in mille cartoni o film in tv, solo che nei cartoon le mani non si congelavano o almeno non te lo venivano a dire!

Sorriso alla neve ma poco prima di ricordarmi che devo essere in Posta poco dopo…alias sotto la neve! Sorrido decisamente meno e preparo il caffè, chiamo la Multigas e cerco di capire quale maglione riuscirà a farmi arrivar in Posta senza farmi morir per il freddo subito sotto il cancello! Penso alla voglia di veder la neve vera, quella immensa, quella condizione in cui sei tu che vai a cercarti la neve e non lei che trova te, all’improvviso e proprio quando ti si è rotta la caldaia!

Decido che è meglio togliersi dalla testa L’autostrada di Silvestri che già mi prende male, accendo il pc e metto su questa

http://www.youtube.com/watch?v=IJz-D9SxmWs

decisamente meglio, piano ma meglio.

“Qui fingevamo di essere al Teatro alla Scala di Milano”

2009 dicembre 13

E’ che Buldìn una risata, alla fine, te la strappa sempre. E’ che non gli stai dietro. Non lo segui, ti perdi. E’ che in testa ne ha mille e una di notti e se tu provi a tener il filo di una lui è già lontano anni luce e ti costringe a mutar prospettiva e a riorganizzar le idee. Così capita che ti piombi in casa comunicandoti che la sua storia d’amore è finita, che è dispiaciuto ma non troppo: lei era ossessiva, gelosa e forse ci avrebbe voluti tutti morti ma comunque l’avrebbe anche potuta sposare, cioè la voleva proprio sposare chè del resto piaceva anche a mia mamma! Tu gli dici che ti dispiace, che lei ti piaceva e tu piacevi a lei (quindi voleva morti tutti tranne la sottoscritta, deo gratias). Gli chiedi se stia male, se ha bisogno e lui ti dice che no, non ha bisogno, sta bene tutto sommato, anzi, al massimo sta male proprio perchè sta bene…tu ti prendi il giusto tempo per cogliere il senso della frase e sorridi…Poi capita che ti chiami dopo tre giorni per dirti che si è “fidanzato”, tu dici a voce alta al telefono FIDANZATO? e con chi di grazia? Lui ti risponde con una e tu daresti una testata al muro chè fin lì ci eri pure arrivata! Gli chiedi della sua ex, del matrimonio, dello star male perchè sta bene e di questa una. Lui ti dice semplicemente che ha conosciuto questa ragazza bellissima, piccolina e che per il momento ha voglia di vederla, tu provi a spiegargli che magari la parola fidanzata è un po’ eccessiva e lui si ferma a riflettere, ma giusto tre minuti, poi sostiene che sì, Una è la sua nuova fidanzata e ha voglia di presentarvela e tu ti trovi a sperare che non vi voglia tutti morti anche Una altrimenti non sapreste più a quale santo votarvi per farvi levar macumbe varie ed eventuali. Poi arriva il fatidico giorno e mentre siete fuori a bere una birra tutti insieme arriva Una. E’ circa una mese che senti parlar di lei e allora hai voglia di conoscerla sul serio. La conosci: è piccolina, molto bella e ti piace anche. Meglio di così per un tuo amico non potevi sperare. Tutti contenti insomma. Tempo due giorni e capita allora che Buldìn ti chiami per dirti che oh! è proprio innamorato, tu ti chiedi se non sia eccessivo ma questa volta non glielo dici, non subito. Gli dici che ti fa piacere e lui ti dice che però la sua ex va a vivere con Uno e la cosa lo fa incazzare, tu gli ricordi che lui è innamorato! e lui ti dice che non c’entra e mette giù. Poi ti richiama per dirti che ha fatto una cazzata: ha lasciato Una perchè qualcosa non va. Sono in fasi differenti della loro vita e la differenza ha cominciato a pesare…allora tu gli ricordi che tre giorni prima era INNAMORATO e lui dice che non c’entra e mette giù. Questa volta sei tu a richiamarlo chè hai capito che la situazione si sta facendo drammatica, lo chiami e gli chiedi se non sia colpa di quella convivenza cui si appresta la sua ex e lui dice di no, poi dice forse, poi dice che nel dubbio è andato lì dove lavora lei, di notte, e ha sfregiato il muro disegnando la caricatura di un disegno che aveva fatto lei da ragazzina, così, giusto per farle un dispetto! Tu resti senza parole perchè te lo immagini notte tempore che come un pazzo fa questa minchiata colossale ma se è matto non glielo chiedi chè tanto la risposta la sospetti già. Lui dice che la cosa lo fa ridere e finisce per far ridere anche te, anche se non dovresti. Gli dici che deve darci un taglio e lui pensa che tu possa avere ragione.

Capita così che  passan dei giorni e uscite insieme. Lui vede una tua amica e corre a casa (all’una di notte) a prender una rosellina finta, torna nel locale in cui siete e la regala a lei perchè ha deciso che le piace. Tu preghi qualche santo che non ti faccia casini proprio con le tue amiche e lui che sospetta il tuo pensiero ti assicura che le piace proprio se non fosse, certo, per i jeans a zampa d’elefante! Tu gli chiedi cosa l’abbia colpito della tua amica e lui ti dice che non lo sa perchè in realtà non le ha parlato affatto, le ha dato la rosellina un secondo prima di salutarti e andare a casa. Così capita che tu passi la fine della serata con le tue amiche e tra queste quella con la rosellina che, non conoscendo gli excursus di Buldìn pare abbia visto il principe azzurro: dove lo trovi uno che fa un gesto così?! Tu sorridi e intanto pensi…grazie a dio da poche parti!Passano così altri giorni e capita che lui ti chiami per dirti che vuol incontrar la tua amica, tu fai un bordello per far si che si scambino i numeri e chiedi di starne fuori chè è meeeglio! Loro acconsentono ma non si incontrano manco a pagarli perchè hanno due vite così incasinate che non ci si riesce e hanno bisogno di una mano. Sono diventati timidi all’improvviso. Così tu organizzi una serata al biliardino e li chiami entrambi chè mescolati in mezzo agli altri si sentono più sicuri. Così tu vai a giocare a biliardino con le tue amiche e aspetti che lui venga ma lui ti chiama dieci minuti prima per chiederti se c’è lei. Tu gli dici che non sai perchè sei per strada ma credi di sì, hai la punta con le altre al baretto e dovrebbe esserci anche lei ma non ne sei sicura perchè tu hai parlato con un’amica in comune non con lei direttamente e senti salire il panico nella voce di lui! Gli chiedi cosa gli prenda e lui ti dice che non può venire perchè è FIDANZATO!

In testa ti parte questa

http://www.youtube.com/watch?v=rQR1K9D7eq4

e gli chiedi CON CHI CAZZO TI SEI FIDANZATO ADESSO? e lui ti risponde con quella di prima, tu gli chiedi quale??? e lui dice UNA. Tu scoppi a ridere in mezzo al strada chè tanto a Buldìn sei abituata. Lui dice che è colpa di lei che è diventata biondo platino e lui ha capito che è INNAMORATO! Tu gli spieghi che la tinta per capelli dura tre settimane e di andarci cauto. Lui ride e dice che è sicuramente amore. Capita così che quando la tua amica, quella con la rosellina, ti chiede di lui tu dici che non sai, S’E’ PERSO!!

Capita anche che tu pensi che finalmente tutto sia al suo posto e invece lui ti chiama per chiederti cosa ne pensi se prende un treno per andar in culandia da una sua ex(un’altra).Tu gli chiedi se si sia bevuto il cervello o cosa? Lui dice che avrebbe voglia ma è fidanzato e i fidanzati queste cose non le fanno, giusto??!!Tu, intanto, hai smussato tutti gli spigoli di casa tua per quante testate hai dato dall’inizio di tutta questa storia e gli dici: fai mo quel caz che vuoi fare chè io non ti sto dietro! Poi lui ti chiama e ti dice che dalla ex non è andato perchè ama Una e non le farebbe mai del male. Tu pensi amen e passano i giorni, sereni.

Poi arriva ieri sera e tu hai a cena i tuoi amici compreso lui senza Una, perchè Una lavora ma forse ci raggiunge dopo. Tu dici che ti fa piacere e lui spiega a tutta la tavolata che è felice con lei, che si divertono insieme e fanno un sacco di cose divertenti tra cui filmati di gag che si sprecano. Tu sei contenta che il tuo amico abbia una ragazza che è folle tanto quanto lui, almeno parlano la stessa lingua. Lui vi fa vedere i filmati e poco prima di farne partire uno esordisce con…qui fingevamo di essere alla scala, facevamo i cantanti lirici (il testo della canzone lo ha scritto chiaramente lui e si compone di una sola frase che cantano con tanto di coro e controcoro..tipo tenore e soprano!!)

Il testo è, come dire, elementare?! Si compone di una sola frase, il nome di lei che continueremo per rispetto a chiamare Una e il seguito che sommato a Una suona così:(dio mi perdoni)

Una è troia!è troia!è troia!

Capita così che parte sto video e vedi le loro teste su uno sfondo nero che cantano, ma seri, per tre minuti e mentre lei si da della troia da sola lui fa il controcanto al cigno dicendo solo è troia!è troia!è troia!(con voce chiaramente da tenore!)

INCREDIBILE MA VERO! Della serie, aiutami a dire aiuto!

Il silenzio ha travolto la tavolata! Quei tre secondi in cui tutti abbiamo realizzato quel che stavamo vedendo e abbiam riso così tanto che a momenti morivamo, compreso quando è arrivata la povera Una e ha confessato il tutto, di come lui l’abbia costretta a far quel video in cambio di un passaggio fino al centro commerciale in cui lei aveva bisogno di andare e qui bisognerebbe conoscere lui  per capire la serietà della cosa e le pressioni psicologiche cui ti sottopone se non hai ancora capito come fregarlo. Una avrà tempo per imparare e nel frattempo noi altri assisteremo a questo amore fatto anche di opera lirica, che non si dica mai che gli amici, io, non me li trovi amanti delle supreme arti!